5) Hobbes. Il cattivo uso della ragione.
L'uomo pu ragionare bene o commettere assurdit. Questo succede
soprattutto ai filosofi e le cause sono da imputare alla mancanza
di metodo. Con un metodo valido si evitano le assurdit. Esso
permette di raggiungere un conoscere per cause, cio una
conoscenza di tipo scientifico.
Th. Hobbes, Leviatano, primo, capitolo quinto (pagine 159-160).

Io ho detto pi su, che l'uomo eccelle su tutti gli altri animali
per questa facolt, che quando egli concepisce una cosa qualsiasi
 in grado di indagare le conseguenze di essa, e quali effetti
egli pu ricavarne. E ora aggiungo questo altro grado di tale
eccellenza, e cio che egli pu per mezzo delle parole ridurre le
conseguenze che egli trova a regole generali, chiamate teoremi, o
aforismi; che egli pu ragionare, o calcolare, non solo nel campo
dei numeri, ma in qualsiasi altro campo, dovunque sia possibile
aggiungere una cosa ad un'altra o sottrarre una cosa da un'altra.
[...].
Ma questo privilegio  attenuato da un altro, e cio dal
privilegio dell'assurdit, alla quale, fra tutti gli esseri
viventi, solo l'uomo  soggetto. E, fra gli uomini, quelli che
maggiormente sono soggetti ad essa sono coloro che professano la
filosofia. Perci  verissimo ci che Cicerone dice in qualche
luogo: che non c' niente di tanto assurdo che non si possa
trovare nei libri dei filosofi. E la ragione  manifesta, e sta
nel fatto che nessuno di loro comincia i suoi ragionamenti
muovendo dalle definizioni, cio dalla spiegazione dei nomi che
essi usano; il quale metodo viene usato soltanto nella geometria,
e per questo le sue conclusioni sono diventate indiscutibili.
La prima causa delle conclusioni assurde  a mio giudizio la
mancanza di metodo; nel fatto che essi non cominciano i loro
ragionamenti con le definizioni, e cio stabilendo i significati
delle parole: che  come fare un calcolo senza conoscere il valore
dei numerali, uno, due tre. E poich tutti i corpi che entrano nei
nostri ragionamenti sono considerati sotto vari aspetti che io ho
menzionati nel capitolo precedente, questi vari aspetti essendo
definiti in modi diversi molte assurdit derivano dalla confusione
e dalla insufficiente connessione dei loro nomi nelle
affermazioni. E perci:
La seconda causa delle assurdit delle affermazioni sta a mio
giudizio nel dare agli accidenti i nomi dei corpi o ai corpi i
nomi degli accidenti, come fanno coloro i quali dicono: la fede 
infusa, o ispirata, quando invece niente si pu versare o ispirare
in qualche cosa che non sia un corpo; oppure che l' estensione 
corpo, che il suono  nell'aria, eccetera
La terza causa consiste a mio giudizio nel dare agli accidenti del
nostro corpo i nomi degli accidenti dei corpi che stanno fuori di
noi, come fanno quelli i quali dicono che il colore  nel corpo,
il suono  nell'aria, eccetera
La quarta consiste a mio giudizio nel dare nomi di corpi ai
termini, cio alle parole, come fanno quelli che dicono che
esistono delle cose universali, che una creatura vivente  un
genere, o una cosa generale, eccetera
La quinta nel dare i nomi degli accidenti ai termini, cio alle
parole, come fanno quelli che dicono la natura di una cosa  la
sua definizione, l'ordine di un uomo  la sua volont, e simili
cose.
La sesta nell'uso di metafore, tropi e altre figure retoriche
invece delle espressioni proprie. Infatti sebbene sia legittimo
l'uso di dire, per esempio, nel parlare comune, la strada va, o
conduce qui o l, il proverbio dice questo o quello (mentre invece
la strada non pu andare, n il proverbio pu parlare), tuttavia
nel ragionare o nell'indagare sulla verit tali forme di
espressione non sono ammissibili.
La settima  dovuta ai termini che non significano niente, ma che
vengono adottati nelle scuole e appresi per un'abitudine
meccanica, come ipostatico, o transustanziato, consustanziato,
eterno presente, e simili termini convenzionali degli scolastici.
Colui che pu evitare queste cose non  facile che cada in qualche
assurdit tranne che ci non avvenga a causa della lunghezza del
ragionamento nel quale egli pu per caso dimenticare il punto di
partenza. Poich gli uomini per natura ragionano allo stesso modo,
e bene, quando si basano su principi esatti. Infatti chi  cos
sciocco da sbagliare in geometria e persistere inoltre nell'errore
quando un altro gli abbia svelato questo suo errore?.
Da ci appare chiaro che la ragione non  una facolt nata con noi
come lo sono il senso e la memoria, e nemmeno ricavata
dall'esperienza, come la prudenza, ma qualche cosa che si ottiene
attraverso un'operosa attivit consistente in primo luogo nel
sapere imporre dei nomi adeguati alle cose, secondariamente nel
seguire un metodo esatto e ordinato col quale procedere dagli
elementi che sono i nomi alle affermazioni ottenute collegando i
nomi gli uni con gli altri, e cos ai sillogismi che costituiscono
le connessioni fra le asserzioni, finch giungiamo alla conoscenza
di tutte le conseguenze dei nomi appartenenti all'argomento del
quale si tratta; ed  questo ci che gli uomini chiamano scienza.
E mentre il senso e la memoria non sono che conoscenza del fatto,
che  una cosa passata e irrevocabile, la scienza  conoscenza
delle conseguenze e della dipendenza di un fatto da un altro, per
cui, oltre a quello che noi possiamo fare presentemente, noi
sappiamo come possiamo fare qualche altra cosa quando noi
vogliamo, o una cosa simile in un altro momento; poich quando noi
vediamo come ogni cosa si produce, per quali cause e in quale
maniera, quando le stesse cause vengono in nostro potere noi
vediamo come fare perch esse producano gli stesse effetti.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 444-446.
